
Piazza della Scala in Trastevere (Roma)
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IL
COMPAGNO BAIOCCHETTO Da una
decina d’anni ho avuto molte occasioni, sempre gradite, di leggere
(e commentare o presentare) molte opere di Gabriella Quattrini: da “Trilogy”
(con le tre plaquettes “Anfiteatro senza tempo”, “Considerazioni
sconsiderate” e “L’amore... un fantoccio ricoperto
di stracci”) ad “Anima in corsa”; da “L’anticamera
del paradiso” (edite da Nuova Impronta) a “Il sole pianse...
e fu poesia” (edita da N. Calabria); fino a “E l’alba
parlò”, edita da Terre Sommerse che – nella Collana
“È Tempo di Cultura” diretta da Nadia Angelini e
Maddalena Rispoli – ora ospita la più recente performance
letteraria, con titolo “Il compagno Baiocchetto” e doppio
sottotitolo: “Palcoscenico di stelle” e “Una vita
inven- tata... interamente vissuta”. |
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Il compianto
Italo Evangelisti, nella sua nota “Al saltimbanco della fantasia”,
così scriveva: Gabriella, imbevuta di fascinosa fantasia
fino all’osso, indora la pillola del vivere, ingoia comunque i
suoi personaggi vagamente pirandelliani e tipicamente romani, definendo
l’opera una iniezione indolore che pure punge e sparge il suo
medicamento dopo una ostinata e pstentata frizione sulla cute; come
a voler rasserenare: “La vita è questa, ma stai tranquillo!”. Raimondo Venturiello Il
Compagno Baiocchetto Scrissi,
qualche anno fa, dedicandolo ad una sua pubblicazione, “Quell’Amore
di Gabriella”. Frase a doppia valenza, che rappresentava due realtà:
il fatto che Gabriella Quattrini fosse “un amore” di persona
e di donna, ma anche il modo di Gabriella di intendere, di vivere, di
soffrire l’amore. Confermo quello che scrissi allora. Ho letto quasi
tutto dei suoi scritti, ho ascoltato la sua voce in dialogo, in poesia,
in recita, al telefono. Potrei dire che in ogni sua espressione è
sempre lei, non finge mai o finge sempre. Come non si può entrare
totalmente nello spirito di un poeta senza immaginarlo nei suoi lineamenti,
nella sua epoca, nei suoi vestiti, tra i suoi libri, così non si
può apprezzare pienamente Gabriella senza entrare nel suo personaggio.
Lei che si descrive spesso aprendo il suo intimo senza lasciarvi penetrare
alcuno, lei che taglia corto all’improvviso quando vuole, lei che
si confida senza farlo appieno, lei che se ne infischia della gente e
di cosa pensa, lei che sembra recitare sempre e invece forse non recita
mai, oppure tutto il contrario. Sandro Bari |
GABRIELLA
QUATTRINI, CANTASTORIE E MENESTRELLO D'AMORE
Intervista ad una grande artista romana
di
Fausta Genziana Le Piane
da il Giornale di Rieti venerdì 16 maggio 2008
Gabriella Quattrini, poeta, attrice, autrice di canzoni e testi teatrali, appartiene ad una nota famiglia romana d’attori, artisti e musicisti. Ha scritto una commedia musicale in dialetto romano “Inventati l’Amore insieme a me”, commedia che lei stessa ha rappresentato in varie città italiane. Incide dischi e sigle per la televisione con il maestro Stelvio Cipriani. Fine dicitrice dell’Unione Lettori, è stata anche protagonista dell’Estate Romana. Tra gli ultimi lavori, un CD di poesie, “Con gli occhi della mente”, interpretato dall’Autrice e musicato dal figlio Massimo Morioni, jazzista di livello internazionale.
È
appena uscito il tuo ultimo libro intitolato “Il sole pianse e fu poesia”:
quale è il messaggio di questo libro?
“Il sole pianse… e fu poesia” è stato scritto con l’intento
di dimostrare che, come la fenice, si può risorgere dalle ceneri. Ma
per poter seguitare ad amare la vita anche dopo vicissitudini dolorose è
indispensabile saper indossare un berretto a sonagli per buttarci dentro sempre
più favole… sempre più sogni. Questo berretto non mi abbandona
mai.
La
poesia nasce dal dolore?
La mia poesia nasce dalla mia vita estremamente interessante molto più
ricca di un romanzo carico di fantasia. E’ la mia vita che mi regala le
emozioni che io racconto. Io sono un poeta che non s’inventa niente. Mi
nutro del mio Amore sempre più colorato.
Che
cos’è la musica, così presente sempre nelle tue opere, per
te?
Conta avere un figlio jazzista?Io, da bambina fui esorcizzata perché
sentivo la musica. Qualcuno confuse la musica nata insieme a me con quella del
diavolo. Anche dopo esorcizzata continuai a sentire la mia musica, ma non ne
parlai più con nessuno: essa rimase il mio dolce segreto. Aver messo
al mondo un musicista, posso spiegarmela come una bella favola che la mia vita
ha voluto regalarmi.
Che
cos’é l’amore?
L’Amore è quello nato insieme a me. L’Amore è una
proiezione. Ci fa cercare nuovi modi di confronto. L’Amore è tale
se diventa scambio e conoscenza. L’Amore se è dolore bisogna chiamarlo
con un altro nome.
Ami
definirti cantastorie: perché?
Perché ho avuto la possibilità di unire sempre la parola alla
musica. I meravigliosi musicisti che ho incontrato, compreso mio figlio Massimo
Moriconi, mi hanno permesso di trasformare la mia vita in un meraviglioso assolo
di musica e poesia. Anche quattro tavole traballanti io riesco a trasformarle
in un palcoscenico di stelle. Per questo la gente mi ama… perché
si ritrovano nelle favole che racconto loro.
La
notte che avevo chiuso in rosso
in una tasca vuota ho ritrovato un resto.
La notte che volevo il Paradiso
un vagabondo mi regalò due ali.
Ed io volai più lontano che potei
ed io toccai mare e cielo insieme a lui.
Stringevo la mia vita fra le dita
con quello che, da sempre, è più di me.
UN'ORA
PER GABRIELLA QUATTRINI
di Fausta Genziana Le Piane
Avete
un’ora libera da dedicare a voi stessi? Sedetevi comodamente, accendete
il computer, connettetevi e cliccate sul sito www.gabriellaquattrini.it
Appena aperto il sito, sull’home page due occhi verdi vi vengono incontro
ammalianti e quasi mettono soggezione tanto vi fissano con attenzione.
Provate ora a sfogliare il sommario: ogni rubrica è una scoperta. Una
scoperta dell’indubbio talento di Gabriella, ma anche della folla di fedeli
estimatori che da sempre si entusiasmano ad ogni sua nuova produzione: da noti
critici, come Sandro Bari, Giorgio Carpaneto, Claudio Angelini, Salvatore Veltre
al pubblico delle piazze di Trastevere (Dicono di me).
Tra le ultime accattivanti iniziative ricordo la pubblicazione a puntate sulla
prima pagina del sito della Consulta delle donne di Wanda Montanelli di Palcoscenico
di stelle e la serie di Considerazioni Sconsiderate, tuttora consultabili, che
vedono andare a braccetto massime e pensieri di Corrado Calabrò e Woody
Allen, di Elena Clementelli e Emily Dickinson.
Continuiamo a sfogliare il sommario. C’è la Poesia, certo, (Amica
mia Poesia) quella di Anfiteatro senza tempo, quella de L’amore è
un fantoccio ricoperto di stracci, ma ci sono anche le cartoline d’autore
(vere cartoline con poesie scritte dall’Autrice, quali All’alba
ti ho trovato, E fu subito Eva ecc), c’è la narrativa di E l’alba
parlò, La vita in un sedicesimo, L’angelo Burk, Il salotto di Gigi,
Eternamente insieme in un castello inglese, Una nuvola piena di coriandoli,
c’è la commedia musicale in due tempi Inventati l’amore insieme
a me, le poesie in dialetto romanesco.
I fili conduttori sono due: la musica e gli occhiali.
La musica per Gabriella Quattrini è strettamente legata alla poesia,
ne è parte costitutiva ed integrante (Poesia e Musica): lasciatevi cullare
dalla voce di Gabriella accompagnata dalle melodie del figlio, Massimo Morriconi,
contrabbasso, e da Alessandro de Gerardis, piano in Con gli occhi della mente.
Cliccate su Cartoline d’autore: due occhi vi fissano da una cartolina
poetica; aprite la rubrica Io cantastorie e Gabriella con gli occhiali dalla
montatura bianca sorride in una foto scattata in casa; arrivate così
agli occhiali rosa di Inventati l’amore insieme a me.
Gli occhiali (e Lei ne indossa di stravaganti ogni volta che la si incontra)
sono una delle metafore preferite di Gabriella: una maschera che nasconde e
permette di osservare senza essere visti, ma una maschera che anche rivela.
Gli occhiali ci dicono che mettendo una barriera tra Lei e il mondo, l’Autrice
non vuole soffrire e desidera colorare la realtà a sua immagine e somiglianza.
Il rosa è il colore della Quattrini, il colore delle bambine nella nostra
società -e Gabriella ancora lo è-, il colore della vita vissuta
in bellezza ed allegria. E’il simbolo della tenerezza, della femminilità
(è un rosso attenuato, spogliato del suo carattere bellicoso) e della
dolcezza.
Fausta
Genziana Le Piane
Note biografiche: poetessa, scrittrice, saggista
QUELL'... AMORE DI GABRIELLA
Un
fantoccio? Una cartocciata? Una considerazione? Cos’è l’amore
per Gabriella Quattrini?
Semplice: l’amore è tutto, alla base di tutto; per “lui”
si lavora, si pensa, si scrive, si balla, si vive.
Tutto è quindi in funzione di “lui”… ma chi è
questo “lui”?
Non è un uomo in particolare, un marito o un amante, o un figlio o un
amico: è l’Amore stesso e fine a se stesso, cioè alla stessa
voglia o necessità di vivere.
E’ l’amore sensuale, tenero, violento, etereo, fantastico, infinito.
E’ quello che nella vita porta “a considerazioni sconsiderate”,
che ci conduce in volo ad un “anfiteatro senza tempo”, è
quel “ fantoccio ricoperto di stracci” intorno al quale si consuma
tutta l’esistenza alla ricerca della verità.
E proprio questi sono i titoli della raccolta che formano la “Trilogi”
di Gabriella Quattrini da poco pubblicata dalla Nuova Impronta Edizione.
I versi di questa “cantastorie dell’Amore” fluttuano come
onde verso la riva, senza tregua in un’eterna ricerca, e basta solo qualche
espressione a farcelo capire:
“Un amore digiuno inghiotte fantasia, “dimostrerò con le
mie favole/che ogni amore terreno ho consumato”, “ questo mio vecchio
ma testardo Amore/che più colpisco e più non vuol morire”
Gazzella, soldato di ventura, poetessa pazza, in ognuna di queste vesti, o indossando
un berretto a sonagli, ha inventato l’amore: un irragionevole Amore che
si chiama Fantasia: perdutasi nell’immagine irrealizzata dell’uomo
che non c’è, trova la più grande espressione del sentimento
nei versi rivolti al figlio, alla sorella Marisa che non c’è più.
E la ricchezza inesauribile di fantasia fa sì che anche la Morte sia
vista senza terrore, come un semplice biglietto d’ingresso in quell’Anfiteatro
senza tempo, dove presentarsi con l’anima “vestita d’arlecchino”
sperando che l’Amore che è avanzato sia riposto “in un cuore
appena nato… potrà vivere ancora.” E dove, infine “confonderanno
l’ultima mia lacrima, con una goccia di quel mio profumo”.
Sandro
Bari
Redattore
capo della rivista Voce Romana
SEI
DOMANDE
formulate dal prof. Giorgio Carpaneto
“Da
quando racconti i sogni come una realtà e la realtà come sogni?”
Avrei voglia
di affermare che già nel ventre di mia madre io m’inventavo il
sole e con esso il mio “palcoscenico di stelle”.
La bambina sulla copertina sono io che a due anni già pretendeva di volersi
raccontare (quando parlo di lei mi viene spontaneo di usare la terza persona)
Questa bambina un giorno confidò a una sua zia “bigotta”
un suo segreto: sentiva nel cuore una musica che non era una musica, un suono
di violini che la proiettava su un “palcoscenico di stelle”.
Un sacerdote che aveva la “licenza” di esorcizzare sentenziò
che quella bambina era posseduta dal demonio. Un giorno “questo santo
uomo” esorcizzò la bambina gettandola sulla gradinata dell’altare
maggiore. La bambina da quel momento imparò a piangere dentro e non raccontò
i suoi segreti più a nessuno. Le parlarono talmente tanto del diavolo
che la fecero litigare con Dio.
Pensando alla musica di questa bambina io, per consolarla, a distanza di tanti
anni mi sono inventata la favola dell’Angelo Burk. Favola che ho riportata
in “ e l’alba parlò”
“Ha
valore per la tua poesia l’ironia quale fattore che ti allontana dal contingente
e ti libera da una aderenza alla realtà?”
La mia ironia
si avvicina all’ironia socratica, m’interrogo e interrogo fingendomi
ignorante per arrivare a trovare in me e negli altri le verità che cerco
da sempre. Artatamente gioco con le mie parole, dissimulando, in modo derisorio,
il mio pensiero con metafore non perfettamente inerenti ad esso. Spesso nelle
mie provocazioni e nella confusione che esse comportano alla mia mente io vi
trovo quelle risposte che mi aiutano a capire quale verità mi aderisce
addosso. E da quel momento la faccio mia.
“Ci
sono in te i protomi del surrealismo fusi con un neorealismo magico?”
Se tu intendi
appiccicare un pezzo di fantasia su un fondo di realtà mi ritengo il
più grande “attacchino” della terra. Da sempre ho fuso il
sogno con la realtà perché il sogno si nutre di magia.
“Credi
nella magia dell’arte?”
Poiché
l’arte è l’espressione del pensiero, chi la produce libera
quello che ha nel più profondo dell’animo, placando, al pari di
uno “stregone” quella realtà che potrebbe disturbare il proprio
equilibrio.
Questo mio ruolo di acrobata io lo spiego nella poesia “Un trapezio di
filo rosso”
“Cosa
intendi per Amore? Un fluire di tanti sentimenti affettivi o un mondo di memorie
che, continuamente, affiora nel tuo spirito?"
Il mondo di memorie che affiora nel mio spirito è il fluire di
tanti sentimenti affettivi. Per me l’amore è proiezione. L’amore
è il mondo nato insieme a me che io proietto in mondi diversi. E quando
questo bagaglio d’amore mi torna indietro arricchito dal mondo dell’altro
io lo riproietto ancora e ancora per arricchirlo sempre di più.
Solo così l’amore si trasforma in scambio e conoscenza.
Se hai un mondo d’amore non puoi chiuderlo nel pugno per paura di perderlo.
Ma devi avere il coraggio d’investirlo, anche col rischio di perderlo.
Altrimenti la vita non avrebbe senso.
Forse per questo da sempre rincorro un amore metafisico nel mio palcoscenico
di stelle, proprio per la mia incapacità di poterlo “umanizzare”.
“Da
che parte la tua idea dominante della fantasia?”
Dal grande amore che ho per la vita e la fantasia mi regala quelle favole che
me la fanno amare ogni giorno di più.
note biografiche in "... e l'alba parlò" nella rubrica "non solo poesia"
E
L’ ALBA PARLO’
commento di Claudio Angelini Jero
La vita, ogni vita individuale, è parte d’un illimitato, affascinante mistero che tende a coincidere con l’universo stesso, se non fosse che, a detta di molti, anche l’universo non ha in sé la ragione e il fine del suo esistere, essendo somma, e non causa, di tutti i possibili modi di vita. Non addentriamoci in questioni astruse, per carità; la premessa ci serve solo per affermare, a proposito del volumetto “e l’alba parlò” di Gabriella Quattrini (Terre Sommerse editore, pagg. 20, € 5), che con esso l’autrice probabilmente tocca l’apice della sua parabola creativa con una felice sintesi di contenuti, ovverosia visione della realtà, e padronanza di stile. Temperamento forte nel suo romanticismo fatto di sentimenti profondi, e nello stesso tempo dolce quanto basti a non tradire la sua natura squisitamente femminile, Gabriella mostra, nei vari brani in prosa e in verso di cui si compone l’opuscolo, una personalità ricca d’esperienza, che si tramuta in determinate, salde convinzioni. Ella sa, ad esempio, che la ragione è molto importante, nella vita di ciascuno di noi, perché serve a stabilire confini e dare fondamenta alla nostra volontà, senza dei quali non potremmo neanche configurarci come individui. Con l’aiuto reciproco derivante dal vivere in società gli esseri umani soddisfano alle loro esigenze materiali (alimentazione, salute) e morali (libertà, conoscenza). Ecco; la ragione, sotto forma di scienza, medicina, legge, serve a mantenere strutture e infrastrutture dell’esistenza associata; diciamo in senso lato che serve a mantenere la vita, ma… Guardata da tal visuale la vita può dar l’impressione d’un contenitore, d’un alloggio, d’un apparato puramente esteriore che ci consente d’agire, di muoverci, di sopravvivere, ma che dobbiamo riempire. Di che, di arredi? Non basta; dobbiamo riempirlo con la bellezza, o importanza, di ciò che facciamo; solo così, esso avrà un significato, per noi, e verrà a far parte di noi. Gabriella Quattrini non ha dubbi, poi, su quale sia la sostanza, la parte essenziale d’ogni esperienza vissuta: essa è l’amore. Guai, pur nella semplice vita d’ogni giorno, farsi trascinare dall’abitudine e perdere l’occasione d’amare, che pure, in tante forme e modi, non mancherà di presentarsi; l’occasione capiterà ancora, certo, ma saranno la nostra mente e il nostro cuore, ormai offuscati e resi ottusi dal conformismo, a non saperla più distinguere. La nostra cara Gabriella, nel pensiero finale del suo libriccino, che rivolge con devoto affetto al poeta Giorgio Carpaneto, uno dei suoi maestri, dice d’invidiargli la fede, dal momento che lei si definisce “tendenzialmente agnostica”. Ma, aggiungiamo noi dal nostro punto d’osservazione, anche molto nostalgica di credere che al fondo di tutto il bene che ella non solo immagina, ma fa, ci sia un’esigenza, un piano universale (il concetto da cui abbiamo preso le mosse) d’amore e di ordine di cui l’uomo non è che piccola rappresentazione, o se si preferisce, microcosmo, ma a cui può dare il proprio modesto, e pur prezioso, contributo. E’ una sorta d’impegno che si contrae sin dalla nascita. Se non vogliamo che la nostra vita fugga via senza lasciar traccia, né a noi come appagamento per qualche dovere compiuto, né agli altri come ricordo di qualche bene ricevuto, dobbiamo essere forti, accettare, come dice Gabriella, ogni “anomalia” che magari era lì ad aspettarci che venissimo al mondo, come è successo a lei. Del resto, vivere una “vita giusta”, nel senso che comunemente si dà all’espressione, cioè facile, convenzionale, compromissoria, è cosa di cui è capace ogni più scialbo individuo. Una persona che valga qualcosa è attratta proprio dalle difficoltà che la condizione umana riserva, e in esse, come pure nelle cose apparentemente più comuni, è capace d’intuire, di scorgere, dei valori latenti. Come quando, all’alba, Gabriella, da piccola, aprendo una finestra, si sentiva pervasa da un inebriante odore di gelsomino, che non avrebbe più ritrovato tanto intenso nella sua vita. Gli anni si sono rincorsi, ella è divenuta mamma, suo figlio è un importante musicista. In che misura, lei ha contribuito al suo successo? O, non avrebbe per caso desiderato di tenerlo ancora per sé? E’ un rischio che si corre, nel rapporto madre-figlio. La madre sente di potergli dare tutto finché egli è nel suo grembo; ma poi, lui diventa altra persona; sarebbe innaturale lasciargli un sia pure vago rimpianto della vita prenatale. Come si vede, Gabriella Quattrini evoca in questo piccolo grande memoriale parecchie delle situazioni difficili cui è esposta una donna che al giorno d’oggi non intenda per nulla al mondo rinunciare a costruire una propria vita affettiva e nello stesso tempo non sia disposta a sacrificare i propri naturali talenti, o in campo artistico o in qualsiasi altro. Ha forse avuto, Gabriella, un rapporto non sempre facile con sua sorella, l’attrice Paola, cui peraltro è legata da grande affetto? Curiosa, l’operazione di “transfert” cui Gabriella accenna in un altro dei brani in prosa del suo libro, in cui ci svela il suo cuore; quanto le è sempre piaciuto il personaggio di Blanche, tratto da “Un tram che si chiama desiderio”, interpretato dalla sorella Paola! Ogni volta che lo ha visto a teatro, ha sentito forte il bisogno di andare ad abbracciare Paola a fine spettacolo. Ma era Paola, che voleva abbracciare, o Blanche? Si tratta, chissà, di nostalgia di sogni adolescenziali, che la nostra amica, scrittrice e poetessa, e attrice non meno brava anche lei, sente incarnati particolarmente in quel personaggio? Pervicaci, comunque, questi sogni, perché Gabriella è donna che al sogno non rinuncerebbe mai, potete starne certi. Ne volete solo una piccola prova? Eccola, presa da un componimento in versi: “All’ombra della tua visiera” (lettera al primo Amore, mai spedita): “ Nello smeraldo mare, senza fondo, / … lo sguardo all’ombra della tua visiera / … “annodata” a un cielo ancora bianco / verrò da te, leggera come vela.” Ma per caso questa capacità, quella di affrontare situazioni diverse e complesse, ricorrendo solo alla continua carica vitale che sa dispensare il sogno, non sarà anch’essa sogno, illusione? E’ un interrogativo che resta, che la ragione non sa dissipare; ma, dicevamo sopra, la ragione è l’involucro della vita, non ne è la virtù, la sostanza trainante e segreta…Ne abbiamo conferma nel brano che l’autrice intitola: “Al barbaro negriero”, in cui accenna a un nemico insidioso e tremendo: la depressione. Quanta fatica, tenerla a bada giorno per giorno! E’ come pagare un tributo vitalizio, per usufruire d’un bene, la vita, che così sembra come preso in prestito da qualche usuraio; ma non importa, bisogna proseguire, convinti di questo fatto straordinario: vivere può riservare delle emozioni, delle gioie stupende e inenarrabili, ma esse hanno un costo, e sono tutti gli altri momenti che mettono a dura prova la nostra sopportazione. Proseguire, dunque, finché…una bella donna, con labbra sensuali, voce suadente e incedere regale ci convinca a seguirla, magari mentre stiamo rincorrendo l’ennesimo sogno. E, come dice Gabriella con stupenda immagine, accolga il nostro invito a toglierci dal cuore l’amore residuo, a riporlo con le sue bianche mani nel cuore d’un bimbo che ne abbia bisogno, perché di esso possa vivere ancora… Per la nostra scrittrice ed artista la vigilia dei nostri sensi, per dirla con Dante, non s’interrompe mai. Il suo libro di emozioni trasfigurate, e rassicuranti, per quanto sofferte, riflessioni, poco prima di concludersi, registra questa invocazione: “Ma nel momento in cui ti maledico, per timore ch’io possa, in qualche modo, spezzare il filo, mi mostri l’altra faccia… di filosofa, scienziata, artista… E io torno ad amarti più di prima. “Titolo del brano: “Lettera alla vita”.
Claudio
Angelini Jero
note biografiche: saggista, traduttore, poeta
RIFLESSIONI
di Nadia Angelini
su
E l’alba parlò di Gabriella Quattrini
Gabriella
Quattrini, è poeta… è narratrice? Si, senza dubbio, entrambe
le definizioni le appartengono; tuttavia c’è un particolare che
non può assolutamente sfuggire nel contesto di un’autrice che,
così appassionatamente, ama negare questi suoi eclettici positivismi.
Ho letto abbastanza dei suoi lavori, per averne una idea già molto chiara.
Quest’ultimo suo piccolo indovinato ninnolo, da aggiungere ai delicati
suoi gioielli, mi ha davvero molto favorevolmente impressionata.
… E l’alba
parlò… è una piccola raccolta,.. d’amore!
Amore che viene porto a pieno cuore, oso dire, poiché soltanto questo
salta agli occhi.
Ho ritrovato tra le sue parole un’ innocenza che sbalordisce, se rapportata
ad una donna adulta, un candore di sentimenti che mi ha portato a pensare d’aver
sotto gli occhi il diario di una liceale /mi mettevo diligentemente in fila
e m’incantavo ad osservare le miriadi di scintille che la pietra focaia
sprigionava/.
La sua alba non parla soltanto, la sua alba si colora e vola, di là e
sopra il monotono scorrere dei giorni e delle ore!
Non c’è arrendevolezza in lei, in quegli aneliti che la portano
a ricordare e desiderar d’ascoltare ancora la voce di Bibì, /Non
andartene… parlami del tuo angelo Burk… nostra madre è morta:
sono sola!/.
Ho percepito, leggendola, una carica emotiva non comune, una “Vis animi”
che, sono convinta, lei non sa di possedere.
M’è parso d’aver davanti un’anima nuda e tra i mille
anfratti che custodiva, in piena luce: ho visto tanto Amore.
La malinconia, la solitudine, i rimpianti; tutto è in penombra!
Come può una donna, che sa amare così, essere sola?
Neppure la livida luce della sua alba è riuscita a scolorare, quel meraviglioso
ventaglio rosso scarlatto che riflettono, le sue emozioni!
Eccomi… sono io! Sembrano dire le sue parole.
Ed immediatamente si pone, davanti a chi legge, la figlia, la sorella, e soprattutto
la madre.
Colei che vorrebbe riavere in grembo suo figlio, per regalargli un’altra
fanciullezza.
La stessa donna che, piange di commozione, quando ricorda il successo teatrale
della sorella Paola ed ancora quella che si rivolge, con accenti di affettuosa
ammirazione, in una sua lettera, al professor Giorgio Carpaneto, dopo aver letto
l’opera di Lui, “Rotaie interrate”.
La musicalità che ci viene regalata dai suoi versi, sia quando parla
al suo primo amore /sono ancorata a te… senza timone/insieme approderemo
dove e quando/l’onda “caparbia che ha rubato il sogno/ si romperà
su un cuore di corallo./che quando paragona la sua vita a un filo rosso di trapezio:/Se
un giorno Tu vorrai sbendarmi gli occhi/dalle tante bandiere in cui ho creduto/.
Oltre che poesia, io la giudico un “Canto alla vita”; il canto di
una creatura che si definisce saltimbanco, cantastorie: Poeta, dico io, anima
bella e chiara!
La Quattrini ha svelato, in quarta, il suo segreto: quello di regalarsi un sogno
prima d'addormentarsi ogni notte. In questa piccola raccolta, edita da “TERRE
SOMMERSE”, elegante e di pregevole fattura, lei ha permesso al lettore
di far parte di un gran bel “SOGNO”
Complimenti all’autrice!
Nadia
Angelini
note
biografiche: romanziera e poetessa
CULTURA
organo dell'istituto Europeo per le Politiche Culturali e Ambientali
Direttore editoriale: Andrea De Liberis - Direttore responsabile:
Mario Scaffidi Abbate
.

CONSIDERAZIONI
SCONSIDERATE
di Salvatore Veltre
In un salotto letterario ho avuto il piacere di conoscere
un personaggio come Gabriella Quattrini, la quale mi ha fatto poi pervenire
alcuni suoi volumetti di poesie e racconti.
Non avrei mai immaginato d’incontrare una persona così viva e interessante,
che attraverso i suoi versi reclama e sogna i misteri dell’universo.
Una poesia filosofica la sua che lascia in sospensione la mente, per poi riappacificarsi
con i richiami ancestrali: l’infanzia, la gioventù, la vita con
tutti i suoi risvolti, la morte come amica.
“Tinvidio morte!/ché da che mondo è mondo/non hai dimenticato
di abbracciarti/una vita soltanto:/sei forse Vita per amarla tanto?”
Indubbiamente, una poetessa di grande spessore esistenziale:
“Le cose veramente importanti/sono quelle che niente e nessuno potrà
più renderti?”
Talvolta, sembra di poter raggiungere il verso nella sua intima consapevolezza
per poi sfuggirti e lasciarti sospeso tra sospiri e commenti.
“Amica mia Poesia/per non lasciarti nuda/io ti ricoprirò di quei
silenzi/che impongono al Pensiero di tacere!”
Questa è Gabriella Quattrini: una donna sola con sé stessa e i
suoi fantasmi, che sanno parlare anche quando tacciono, sicuri di poter colmare
il suo cuore in cerca sempre di qualcosa che non esiste.
Articolo stampato sulla rivista “FOLLIA DI NEW YORK” scritto dal sociolo, psicologo, filoso, poeta, saggista SALVATORE VELTRE.

PALCOSCENICO
Nell’oscurità
del teatro deserto
quando
l’ultimo spettatore se n’è andato
sono
io
l’unico
tuo pubblico.
Seduta
nella poltrona di velluto rosso
batto
le mani
a
te che
allodola
indemoniata
volteggi
sul palcoscenico
e
danzi parole d’amore
che
non furono mai dette.
Parole
ricoperte di stracci
che
tu
menestrello
della memoria
incanti
con la tua voce
di
albe cristalline


CON GLI OCCHI DELLA MENTE
Nel
secolo scorso, alcuni testi del poeta francese Alphonse de Lamartine sono stati
musicati da Franz Lizt. Oggi, sempre di più i libri sono accompagnati
da CD, come nel caso di Andrea de Carlo, in testa alle classifiche della narrativa
italiana con il romanzo I veri nomi, al quale sono allegate musiche dello stesso
autore.
Però lei allea da sempre poesia e musica. Lei, Gabriella Quattrini che
seduce il suo pubblico con performance di alto livello.
“A volte i ”colpi di fulmine”, se gestiti “ intelligentemente”
da entrambe le parti, lasciano segni indelebili nel cuore e nella mente di chi
li vive”, mi confessa Gabriella nascondendo lo sguardo dietro i larghi
occhiali scuri. “Col tempo essi diventato più importanti di quelle
banali storie d’Amore che il tritume della vita rende spesso squallide
e noiose. Io paragono il ”colpo di fulmine” ad un cocktail afrodisiaco
dove desiderio, curiosità, passione, mistero, se miscelati sapientemente,
regalano, a chi ha la fortuna di sorseggiarlo, il gusto dolce e raffinato dell’Amore.
Al Teatro Sette lo scorso 13 novembre ho rappresentato, per rafforzare questo
mio concetto, sia un brano del CD ”Amore colorato” sia “Annamo”;
canzone in dialetto romanesco tratta dalla commedia musicale ”Inventati
l’Amore insieme a me”
Che cosa vedono gli occhi della mente che non vedono
gli occhi del cuore? L’Amore “dimora” nella “ricca culla
del pensiero”: perché non del cuore?
I miei Amori, le mie “avventure”, li ho vissuti più a livello
cerebrale che emotivo. Ho sempre pensato all’Amore come ad una”
bell’invenzione” per persone intelligenti. Il cuore, data la sua
natura permissiva del “volemose bene!” non ti permette di gestire
un Amore intelligentemente, anzi gli impedisce di crescere forte e responsabile
al punto di renderti nei suoi confronti un dipendente “schiavo d’Amore”.
Mentre gli occhi della mente, vigili e attenti, impediscono a chiunque di sbranarti
in nome dell’Amore.
L’Amore come proiezione: gli occhi dell’amato
si trasformano in mille specchi in cui ti vedi moltiplicata. Che cosa intendi
esattamente?
In quei mille specchi io mi vedo mille volte femmina, vedermi moltiplicata all’ennesima
potenza toglie in me ogni incertezza e dubbio perché in quei mille specchi
io proietto anche il mio mondo. Credo che l’Amore sia soprattutto proiezione
di ciò che amiamo e crediamo. Tu stai citando un verso di “Amore
colorato”, uno di quei rari, ma stupendi incontri occasionali da me vissuti.
“Sul marciapiede della Fantasia/ insieme a quest’Amore
colorato/ per caso, ho ritrovato/ un po’ di Vita mia”.
Il CD è pieno di rapide riflessioni, sparse qua e là con noncuranza.
Emerge la tua visione della vita, colorata, in cui godere appieno della felicità
di un momento, ma anche una sofferenza d’antica origine.
Non credo alla felicità lunga e duratura, come non credo nel grande Amore.
Avevo pochi anni e già sostenevo che l’Amore più grande
era quello nato insieme a me: col tempo ho imparato anche a spenderlo con parsimonia
e tesaurizzarlo.
Si dà tutto per Amore: si “regala il mondo
per far spazio all’altro”, “si danno le ali perché
l’altro voli via”. Parli di “cuore senza vene”, “cuore
senza voce”: quand’é stanco il cuore? Se ama tanto?
Quando rimane solo e smette di respirare!
La sensualità, di cui sono piene le tue poesie,
é un mezzo che consente di unirsi più profondamente all’altro?
La mia sensualità la uso spesso come provocazione, per avere il piacere
di poter dire anche ”no!”. Mi è sempre piaciuto essere desiderata
e molto meno “consumare” o essere “consumata”; certe
cose si fanno sempre in due con uguale partecipazione.
Adoro i cocktail afrodisiaci dal gusto dolce e raffinato.
Come avviene nella pratica la fusione tra i versi e la
musica, la collaborazione con i musicisti con i quali lavori?
Non mi fondo con loro come persone, è la musicalità nata insieme
con me che si fonde con la loro musica.
Che cosa aggiunge alla tua scrittura lavorare con un figlio
artista?
Lo spiego nella dedica del mio CD, artista o no mio figlio è stata l’unica
mia realtà. Io l’amo perché figlio. Quando penso a lui lo
chiamo ancora ”chicco di grano” perché aveva capelli biondi
e setosi. Oggi, anche se le sue tempie sono brizzolate, mi rimane difficile
pensarlo uomo e artista di successo. Ultimamente mi ha dato la possibilità
di realizzare il CD ”Con gli occhi della mente.” I suoi assoli di
contrabbasso mi strappano ogni volta lacrime di commozione, non per la sua bravura,
ma perché figlio.
Hai affermato che sei “esplosa” quando hai
scoperto la musica. Quali corde della tua anima ha toccato?
Ho trovato finalmente il tappeto giusto dove appoggiare i miei pensieri.
Che cos’è per te esattamente il palcoscenico?
Il palcoscenico è il mio cornicione della Fantasia dove, in stato di
sonnambulismo, mi racconto e racconto nell’attesa di salire su un Anfiteatro
senza tempo, per rappresentare finalmente quella Vita che avrei voluto vivere,
senza più doverla filtrare attraverso un vetro colorato per amarla di
più.
Quale altra favola ti stai regalando?
La "favola" mi è congeniale, sia perché mi permette
di correre a "briglie sciolte" come un cavallo pazzo, sia per il sapore
dolce che la favola regala anche alle cose più amare.
In questo mio ultimo lavoro parlerò di una donna che, a causa di una
violenza subita nell'età adolescenziale, s'identificherà, da adulta,
in una prostituta. E, come tale, diventerà un'assidua frequentatrice
di "salotti sbagliati".
E sarà proprio in uno di questi "salotti" che la protagonista
incontrerà un Amore.
Un Amore che le farà ritrovare la sua vera identità di donna.
Questo Amore le regalerà una bella favola: "ETERNAMENTE INSIEME
IN UN CASTELLO INGLESE" che l'autrice condurrà con la tecnica di
un testo teatrale, proprio come una commedia.
Non posso dirti di più, ma fin da adesso posso assicurarti che non appena
sarà ultimato questo mio lavoro, sarai la prima persona a cui l'affiderò
per una severa critica.
SENZA MISERICORDIA
Ho
apparecchiato l’altare della mente
per celebrare il giovanile rito
che, con l’arte sottile del piacere,
risponde al desiderio
succhiando dalle arterie del pensiero.
Libera
dalla fame e dalla sete,
senza misericordia,
ho dato in pasto all’anima
la mia voglia confessa
quel che resta di essa.
Un
cuore senza vene non batte per Amore,
ma un pensiero bagnato
può acquietare la mente
da un ricordo che brucia
quando parla di te.
Gabriella Quattrini, poeta, attrice, autrice di canzoni e testi teatrali, appartiene ad una nota famiglia romana di artisti, attori e musicisti. La tematica preferita di Gabriella Quattrini è l’Amore. Negli anni ottanta scrive una commedia musicale in dialetto romano Inventati l’Amore insieme a me, commedia che lei stessa ha interpretato e rappresentato in diversi teatri di città italiane. Paroliera, incide dischi con l’editore Bideri, sigle per la Televisione con il Maestro Stelvio Cipriani, mentre, con il figlio, Massimo Moriconi, jazzista di livello internazionale, partecipa e vince per due anni consecutivi il Primo Premio al Festival Europeo della Canzone, promosso dall’U.N.I.C.E.F. e svoltosi ad Amsterdam. Fine dicitrice oltre che con l’Unione Lettori collabora con Associazioni e salotti culturali romani. L’Estate Romana l’ha vista protagonista sulle Piazze di Roma nelle vesti di poetessa dialettale. Recentemente ha dato alla stampa una Trilogia di Poesie e Monologhi, L’Amore, un fantoccio senza tempo edite da Nuova Impronta.
Fausta Genziana Le Piane
CYRANO
DI BERGERAC
secondo Gabriella Quattrini
E’ un piacere e cosa rara ricevere in dono una
poesia con dedica da una grande artista: Gabriella Quattrini mi ha regalato
una lirica intitolata Moderno Cyrano.Cyrano è famoso per il naso troppo
lungo che lo imbruttisce e per la pubblicità di una nota marca di cioccolatini,
ma è molto di più.
Uscito dalla fantasia della penna dell’autore drammatico Edmond Rostand,
nato nel 1868 e morto nel 1918, Cyrano de Bergerac fu rappresentato nel 1897:
il successo, il trionfo, immediati, furono dovuti alla foga del lirismo verbale,
all’intensità e all’originalità delle immagini, al
senso molto efficace dell’effetto drammatico. Senza preoccuparsi dell’identità
storica del vero Cyrano (realmente vissuto nel 1600, autore di Voyage dans la
Lune e Histoire comique des Etats et Empires du Soleil), Rostand ne fa un mito.
Gabriella Quattrini, poetessa, attrice, autrice di canzoni e testi teatrali,
nonché amica, appartenente ad una nota famiglia romana di artisti, attori
e musicisti, così vede questo magico personaggio: “Sempre in conflitto
con la stupidità e l'ignoranza, egli ha sventolato i valori di una bandiera
che non ha mai rinnegato: l'Amore, l'Amicizia, l'Onore. Filosofo, poeta, drammaturgo,
in lui era radicata un'arguta ironia, una sfrenata fantasia. Un Uomo che ha
saputo sacrificare sull'Altare degli Amanti un sentimento che non può
che elevare il suo grande e generoso Animo. Un Eroe dei nostri giorni, perché
Amore, Amicizia, Onore sono valori universali, attuali per ogni tempo. Ciao
Cyrano, ti avrei sicuramente amato! Da un cantastorie che non disdegna la rima
e l'assonanza”.
Fausta Genziana Le Piane
ODIERNO CYRANO (a Fausta)
Da
moderno Cyrano
giochi a fioretto con le tue parole,
duelli con lo sguardo
sperando d'incrociare
una "superba" mente da sfidare.
Tu
che conosci l'arte del "sapere"
senti l'accento dell'intelligenza
e quando essa si mostra
inizi il tuo duello
dove nessuno è vinto o prigioniero...
e tocchi solo il "libero Pensiero".
con affetto da Gabriella Quattrini
IL MIO EPITAFFIO

Ho incontrato la mia Vita
mi sono così divertita
che sono morta dalle risate.